Israele, mito e realtà a la Sobilla e Rockabul a Mediorizzonti

ROCKABUL

di Elena Guerra

Giovedì 25 ottobre alle 20.30 si tiene la presentazione del libro Israele, mito e realtà. Il movimento sionista e la Nakba palestinese settant’anni dopo a cura di La Sobilla. Presentazione del libro (ed. Alegre, 2018) con gli autori Michele Giorgio e Chiara Cruciati, entrambi giornalisti per il Manifesto, a La Sobilla, in salita Santo Sepolcro 6/b. Ingresso libero con tessera consigliata.

E si prosegue con l’ultimo appuntamento del 2018 di MediOrizzonti, la rassegna di cinema mediorientale a Verona, realizzata grazie all’associazione culturale veronetta129, il gruppo informale Net Generation e La Sobilla, con il supporto del Cinema Nuovo San Michele. Il documentario Rockabul del regista Travis Beard (Afghanistan, Australia, Bosnia Erzegovina | GB, 2018, 77’) sarà presentato lunedì 29 ottobre alle 20.30 al Cinema Nuovo San Michele via V. Monti 7c. Il giornalista Ernesto Kieffer intervista il regista e attore Travis Beard in collegamento skype. Ingresso con biglietto unico 5€.

Sei disposto a mettere la tua vita a rischio per la musica? I District Unknown, una band metal nata in un Afghanistan stremato dalla guerra, sono disposti a farlo. Girato per la maggior parte da Beard con una camera a spalla,  il documentario,  rock’n’roll nel suo spirito e nel suo approccio, sfida il conservatorismo con la cultura, cerca di ritrovare la speranza in un paese devastato. Nel periodo tra il 2007 e il 2012, la capitale Kabul aveva una vasta comunità di espatriati con una propria scena culturale underground, così separata dalla società afgana tradizionale da farsi chiamare Kabubble. Il musicista e giornalista australiano Travis Beard faceva parte di questa scena, che nel suo momento d’oro è riuscita a unire la comunità degli espatriati attorno a band locali che volevano fare musica rock’n’roll, che nel Paese islamico era bandita. Ed è così che ha scoperto la prima – e finora l’ultima – band heavy metal afgana, i District Unknown.

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Djset mediorientale e Mr Gay Syria a Mediorizzonti

La regista di Mr Gay Syria, Ayse Toprak

di Elena Guerra

La Festa di Mediorizzonti si tiene al Colorificio Kroen domenica 21 ottobre alle 19.00 con Dj Babari & Domestic Dome, un djset mediorientale (World Groove), con proiezioni e aperitivo libanese a cura di Tabulè, in via Antonio Pacinotti 19 (ZAI). Stefania Berlasso intervista i musicisti prima del djset. Ingresso con pretesseramento AICS obbligatorio a www.colorificiokroen.it/tesseramento. MediOrizzonti, la rassegna di cinema mediorientale a Verona, è realizzata grazie all’associazione culturale veronetta129, il gruppo informale Net Generation e La Sobilla, con il supporto del Cinema Nuovo San Michele.

Il documentario Mr Gay Syria della regista Ayse Toprak (Germania | Malta | Turchia, 2017, 85’) sarà presentato lunedì 22 ottobre alle 20.30 al Cinema Nuovo San Michele via V. Monti 7c. Il dibattito dopo il documentario sarà condotto dalla giornalista Elena Guerra che intervisterà la regista turca in collegamento skype, dialogando con Lorenzo Bernini dell’Università degli Studi di Verona insieme ai rappresentanti delle associazione Pink Refugees del Circolo Pink e ARCI/Arcigay Pianeta Milk Verona.

Mr Gay Syria racconta le peripezie di alcuni rifugiati che cercano d’inviare un rappresentante siriano alla competizione Mr Gay World. Mahmoud Hassino, il primo LGBT blogger in Siria, ha organizzato un concorso segreto per eleggere, tra i profughi in Turchia, il Mr Gay Syria, per fargli acquisire il diritto di partecipare alla competizione mondiale, andando contro l’omofobia dei terroristi. La regista Ayse Toprak, giornalista e regista turca che vive a Istanbul, ha incontrato Mahmoud nel 2011, mentre lavorava come reporter per Al Jazeera e stava raccogliendo informazioni sulla crisi dei profughi siriani al confine turco. I concorrenti sono stati solo cinque e i loro volti sono coperti, per non metterli ulteriormente in pericolo. Il vincitore è stato Husein, un profugo siriano di 23 anni, gay, originario di Aleppo, che ora vive a Istanbul. Il suo sogno era quello di mostrare finalmente il suo vero volto al mondo, togliersi la maschera. Al Daily Mail, subito dopo avere vinto il contest, ha  spiegato: «Voglio dimostrare che i gay siriani non sono solo corpi gettati dai palazzi a causa dell’ISIS. Abbiamo sogni, idee e vogliamo vivere la nostra vita. Certo, eravamo nervosi a competere per il concorso ma anche entusiasti. Tutti noi volevamo essere eletti per far qualcosa di utile». Negli ultimi tre anni, Mahmoud e Ayse hanno seguito i loro personaggi in Turchia, Malta, Germania e Norvegia. Uno spaccato intimo e inedito dell’identità omosessuale siriana “in esilio”. Ingresso con biglietto unico 5€. La proiezione è in lingua originale con sottotitoli in italiano. Per informazioni scrivere a info@veronetta129.it o consultare la pagina FB di Mediorizzonti.

La regista. Ha conseguito un BFA in film e TV alla “Tisch School of the Arts” ( NY University) e un master la New School University. Dopo quasi 15 anni di vita, studio e lavoro a New York, Londra e Doha (Qatar), nel 2011 è tornata in Turchia dove lavora con Al Jazeera a documentari sociali e politici.

Lorenzo Bernini è professore associato di Filosofia politica presso l’Università di Verona. Con la professoressa Adriana Cavarero, ha fondato il Centro di ricerca PoliTeSse (Politiche e Teorie della Sessualità, http://www.politesse.it) di cui adesso è direttore. I suoi interessi spaziano dalla filosofia politica classica della modernità (in particolare Thomas Hobbes) e dal pensiero francese del Ventesimo secolo (in particolare Michel Foucault), alle teorie contemporanee della democrazia radicale, alle teorie critiche sulla ‘razza’ , alle teorie queer.

Pink Refugees nasce nel febbraio 2017 all’interno del Circolo Pink di Verona, associazione gay, lesbica, bisessuale, trans ed etero di Verona. La costituzione del gruppo si è resa necessaria per soddisfare le tante richieste che arrivavano alla nostra associazione per l’assistenza e l’accoglienza di migranti gay presenti sul territorio veronese e non solo. Scopo del gruppo, è dar vita a uno spazio di confronto sui temi legati all’essere gay, lesbica e trans in paesi dove spesso l’omosessualità è un reato punito con carcere e in alcuni casi la pena di morte. Lo sportello migranti GLBT Verona di ARCI/Arcigay Pianeta Milk Verona vuole offrire un servizio gratuito per aiutare tutte le persone migranti in difficoltà o che non sono in grado di avviare le pratiche per la richiesta di asilo, e riprende un’analoga esperienza già attiva a Milano e resa possibile anche grazie ai risultati del progetto nazionale di Arcigay “IO – Immigrazione e Omosessualità”.

Consulta il programma di Mediorizzonti.

“Ma che genere di linguaggio!”, convegno a Verona

di Cristina Martini

Possono immagini, parole e pensieri indurre i comportamenti violenti? Quali passi avanti sono stati fatti e quanti da fare ancora per una cultura rispettosa delle differenze? Su queste ed altre domande si cercherà di riflettere venerdì 19 ottobre dalle 16 al convegno “Ma che genere di linguaggio!”, organizzato dal Coordinamento di associazioni Caffè e parole e ospitato in sala Farinati, biblioteca Civica a Verona. Oltre all’intervento di chi scrive, relazioneranno Michele Cortellazzo, docente di Linguistica dell’Università di Padova e Irene Biemmi, ricercatrice dell’Università di Firenze.

Nominare la realtà con le parole giuste nel quotidiano, nei libri scolastici, nelle pubblicità, nel mondo dell’informazione è una responsabilità a cui non ci si può sottrarre, se l’intento è quello di lavorare per una cultura del rispetto. Questa passa da un superamento degli stereotipi legati al genere, che inquadrano e “ingabbiano” maschile e femminile in alcuni schemi prestabiliti che spengono le unicità di ciascuno/a e creano delle aspettative sulle caratteristiche che bambini e bambine, uomini e donne dovrebbero avere per essere socialmente percepiti come “normali”.

“Ma che genere di linguaggio!” è ad ingresso libero e rivolto a cittadini/e ma anche a tutti/e coloro che lavorano negli ambiti dell’educazione, della comunicazione e con i/le più giovani.

Dossier Indifesa 2018: i diritti delle bambine e delle ragazze nel mondo

di Cristina Martini

Maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali, pedopornografia: il Dossier Indifesa 2018 di Terre des Hommes dipinge un quadro preoccupante sulla condizione di bambine e ragazze nel mondo.

Presentata il 10 ottobre in Parlamento, l’indagine statistica conferma l’aumento – rispetto al 2016 – dei reati sui minori con 5788 coinvolti/e (+8%), di cui il 60% è rappresentato da bambine e ragazze. Le violenze sessuali sono aumentate del 18% e 1723 minorenni sono stati coinvolti in situazioni di violenze in famiglia (senza dimenticare che in questo numero non rientrano i molti casi sommersi in cui nessuno denuncia o si rivolge a qualcuno per un aiuto). Due dati sono invece in calo: la prostituzione minorile (-35%) e le sottrazioni di minori (-18%).

Per la prima volta l’indagine ha incluso anche tutti quei 2000 bambini/e che frequentano il mondo dello spettacolo in Italia. “Spesso – afferma Federica Giannotta, responsabile Advocacy Terre des Hommes – durante le sfilate non possono bere o sono costretti a mangiare poco, con le famiglie che li pressano.  Il capitolo del rapporto dedicato alle “bimbe allo sbaraglio sulle passerelle” si basa sui dati raccolti dalla giornalista Flavia Piccinni nel libro-inchiesta “Bellissime””.

“È necessario ascoltare e monitorare”, ha commentato Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes, “ma soprattutto fare rete per non lasciare bambine e ragazze sole; solo unendo le forze tra famiglie, attori privati, istituzioni pubbliche e scuole possiamo produrre un impatto reale nella loro vita e ribaltare i trend sulla violenza di genere”.

Il Dossier Indifesa 2018 si è concentrato in questa edizione sull’importanza dell’istruzione per combattere le violazioni dei diritti delle bambine come i matrimoni e le gravidanze precoci: bambine e ragazze costrette a sposare uomini più grandi di loro che le costringono spesso a subire violenze. Oltre alla privazione dei diritti fondamentali, è la società a subire una perdita in termini di potenziale, rappresentato dal contributo che le ragazze potrebbero dare se avessero accesso all’istruzione.

Formazione e istruzione diventano la chiave “mettendo al centro i ragazzi e le ragazze, le bambine e i bambini, costruendo sulla loro partecipazione e sul loro protagonismo”, continua il presidente Salinari. “Solo così educheremo cittadini/e consapevoli in grado di superare la violenza e gli stereotipi. E poi innovare, sui linguaggi e sulle modalità di intervento, perché è evidente che i risultati ottenuti non sono sufficienti e dobbiamo provare a cambiare”.

È possibile scaricare qui il Dossier completo e consultare il sito www.indifesa.org.

Wajib apre MediOrizzonti

di Elena Guerra

La quarta edizione della rassegna di cinema mediorientale si inaugura lunedì 8 ottobre alle 20.30 al Cinema Nuovo San Michele, via V. Monti 7c, che è sostenitore dell’iniziativa, realizzata grazie all’associazione culturale veronetta129, il gruppo informale Net Generation e La Sobilla. Wajib – Invito al matrimonio è un road movie emozionante che sarà raccontato dal protagonista Saleh Bakri in collegamento via skype, intervistato dal giornalista Paolo Sacchi. Ingresso con biglietto unico 5€. La proiezione è in lingua originale con sottotitoli in italiano. Per informazioni scrivere a info@veronetta129.it o consultare la pagina FB di Mediorizzonti.

La trama: Abu Shadi prepara il matrimonio della figlia. Suo figlio, architetto a Roma, rientra per aiutarlo come vuole la tradizione del “wajib”, ossia il “dovere” di portare a mano a tutti gli invitati le partecipazioni di matrimonio. Tra una visita e l’altra, tra le tortuose salite e discese di Nazareth, emergono rancori e ricordi che tracciano la geografia di una città divisa. Abu Shadi (Mohammad Bakri) e Shadi (Saleh Bakri), padre e figlio anche nella vita e per la prima volta insieme al cinema, ci guidano, a bordo della loro vecchia Volvo, in un road movie urbano tra lo spazio di una città ferita e il tempo di una famiglia distrutta. Guarda l’evento su Facebook.

La regista guarda alla sua Palestina attraverso la relazione famigliare in cui si riflette l’intera comunità: due diverse generazioni rispecchiano modi opposti di essere palestinese. La capacità di Annemarie Jacir è di farci addentrare in una situazione di “conflitto” generazionale, che passa dalla visione opposta sulla convivenza tra palestinesi ed ebrei, toccando però ogni aspetto della vita sociale (convivere fuori dal matrimonio, omosessualità, usanze e doveri, etc) senza far sentire, eccessivamente, il peso della realtà storica in cui viene raccontata la vicenda. Il film si ispira a un episodio autobiografico della regista, che incuriosita da questa tipica usanza nazarena, seguì il marito durante i cinque giorni di consegna delle partecipazioni. Tra i numeri premi ha ricevuto il Middle East Now Award 2018 del Festival fiorentino Middle East Now.

Annemarie Jacir è una regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica palestinese, laureata in Politica e Letteratura ai Claremont Colleges, in California, con un master in cinema alla Columbia University, New York. Con il suo film d’esordio, Il sale di questo mare è diventata la prima regista donna palestinese ad aver diretto un lungometraggio, lavoro però che l’ha costretta nel 2007 a lasciare la Palestina poichè le autorità israeliane le impedirono di stabilirsi definitivamente nel suo Paese natale. Il divieto le fu infine revocato e oggi la regista risiede nella città di Haifa, Israele.

MediOrizzonti, supportata dal Cinema Nuovo di San Michele Extra a Verona, è l’iniziativa dell’associazione culturale veronetta129, Net Generation e La Sobilla. La rassegna di cinema mediorientale propone uno sguardo libero da stereotipi e pregiudizi troppo spesso veicolati nel racconto mediatico di questa zona del mondo, e lo fa attraverso film, documentari, incontri poetici, arte, musica e presentazioni di libri. L’appuntamento vede la collaborazione del Middle East Now di Firenze, l’Associazione culturale Italo-Spagnola ACIS, Colorificio Kroen, Pink Refugeese del Circolo Pink, ARCI/Arcigay Pianeta Milk Verona, Tabulè e Prosmedia. L’immagine del manifesto di quest’anno è di Tamara Abdul Hadi, dal titolo Natalie at home in Beirut. Tamara Abdul Hadi è una fotografa indipendente, nata negli Emirati Arabi Uniti da genitori iracheni, cresciuta a Montreal, in Canada e attualmente residente a Beirut, Libano.

La settimana di Mediorizzonti prosegue martedì 9 ottobre alle 19.30: Medina Azahara. La città splendente a cura di Acis. Una serata sulla città dell’Andalusia, oggi Patrimonio dell’Umanità, a l’Osteria Ai Preti, Interrato Acqua Morta 27. Ingresso libero. Guarda l’evento su Facebook.

Consulta il programma.

Ferrara | Festival di Internazionale 2018

di Cristina Martini

3 giorni di incontri, workshop e laboratori per bambini, 216 ospiti da 44 Paesi dei 5 continenti, più di 75.000 presenze attese: questi sono i numeri in crescita del Festival di Internazionale 2018, l’appuntamento annuale che dal 5 al 7 ottobre porterà a Ferrara i giornalisti di tutto il mondo.

Giunto ormai alla dodicesima edizione, il Festival propone al pubblico dibattiti, workshop, mostre, proiezioni di film e documentari alla presenza di giornalisti, studiosi, scrittori, fotografi e artisti. Ferrara sarà spazio e luogo di contaminazione culturale su molteplici tematiche quali attualità, economia, letteratura, fumetti e fotografia.

Il simbolo del Festival 2018 racchiude in sé il messaggio e il filo conduttore degli incontri: il tempo è scaduto. Suona quindi una sveglia: l’ascesa dei nuovi populismi, il ritorno di misure protezionistiche e il dilagare di posizioni xenofobe hanno generato in Europa e nel mondo un forte bisogno di risposte. Dalle guerre in corso alle catastrofi ambientali, dal razzismo alle disuguaglianze economiche e sociali, è tempo di reagire.

“In un’epoca di muri e di percorsi di isolamento – afferma il vice sindaco di Ferrara Massimo Maisto – Internazionale a Ferrara è una manifestazione di straordinaria importanza, perché apre lo sguardo e la conoscenza verso tragitti, storie, esperienze diverse, consente confronti, stimola curiosità, favorisce la contaminazione del pensiero e delle opinioni. È un festival che “accoglie”, che approfondisce, che squaderna sul suggestivo palcoscenico del centro storico di Ferrara problemi, scenari e prospettive del mondo futuro – globale e locale – che ci attende”.

Le attività saranno per la maggior parte gratuite e raggiungibili in modo sostenibile (a piedi o in bicicletta). Internazionale e la città di Ferrara hanno ancora una volta profuso il loro impegno per rendere questo grande appuntamento accessibile a tutti, senza barriere architettoniche.

Puoi consultare il programma qui: https://www.internazionale.it/festival/programma.

Guardare al Medioriente da nuove angolazioni

Porto Burci

di Elena Guerra

Da mercoledì 3 a venerdì 5 ottobre alle 20.30 Porto Burci ospiterà la rassegna “Aspettando Mediorizzonti”, anteprima del festival veronese ideato e realizzato dall’associazione culturale veronetta129 in collaborazione con Net Generation e La Sobilla. Le proiezioni  in programma a Porto Burci, propongono al pubblico, un cambio di prospettiva per dare visioni nuove e non scontate su alcuni dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Una selezione di documentari che vanno oltre l’immaginario collettivo su paesi troppo spesso stereotipati dai media.

Mercoledì 3 ottobre verrà proiettato il documentario Bağlar (Turchia, 2016, 80’) delle registe Berke Baş e Melis Birder. Bağlar è un distretto della provincia di Diyarbakir, città centro del conflitto kurdo con la Turchia. Il film segue per tre stagioni la squadra di basket giovanile, il Bağlar Sports Club, e il loro allenatore Yildirim, un insegnante idealista di 37 anni, che dà nuovo significato e speranza alle vite dei suoi ragazzi e a tutta Diyarbakir, cercando di portarli alle finali nazionali.Lo sport come rivincita e spinta alla conquista di un’identità negata.

Si prosegue giovedì 4 ottobre con il documentario If Only I Were That Warrior (Italia, 2015, 72’) del regista Valerio Ciriaci, sull’invasione fascista dell’Etiopia, l’agognato “Posto al sole” che Mussolini volle assicurare al popolo italiano con il ricorso sistematico a crimini di guerra. Un appuntamento non strettamente legato al Medioriente ma  necessario in un paese dove crescono sempre più le “dimenticanze” storiche e le tensione “neo-fasciste”.

Chiude l’anteprima vicentina venerdì 5 ottobre i cortometraggi firmati The Guardian del regista Matteo Lonardi:

  • After Banksy: the parkour guide to Gaza, the Guardian, Gran Bretagna (2015, 3’): dei parkour di Gaza, in risposta a Banksy, ci mostrano la vita quotidiana e i sogni oltre confine. Con la colonna sonora della più grande artista hip-hop della Palestina, Shadia Mansour.
  • Crossing the Line, the Guardian, M. Lonardi, Gran Bretagna (2016, 35’): 10 artisti mediorientali intraprendono un viaggio attraverso gli USA esplorando alcune questioni chiave che il paese ha in comune con il Medio Oriente: chiusura dei confini, libertà di espressione e città sempre meno a misura d’uomo.

Il Festival Mediorizzonti è alla sua quarta edizione e ha scelto Porto Burci per lanciare la rassegna per il pubblico vicentino. Le serate sono a ingresso libero e i documentari come nei migliori festival saranno proiettati in lingua originale e sottotitolati.

Porto Burci è un centro culturale, formativo e ambientale aperto dal Comune di Vicenza nello spazio dell’ex-asilo Burci, al civico 27 e gestito da una serie di associazioni a capofila delle quali c’è Festambiente Vicenza; è un luogo aperto e condiviso, spazio dedicato alla partecipazione attiva e alla cultura, allo scambio di idee e sensibilità, alla condivisione di competenze e risorse. Nel Porto si incontrano persone e organizzazioni con obiettivi diversi ma che scelgono di operare in un luogo comune, condividendone le idee di fondo: sostenibilità ambientale, cittadinanza attiva, progettazione culturale e rete sociale.

Le attività e l’organizzazione generale sono discusse ed approvate da una “Capitaneria di Porto”, che si riunisce una volta a settimana e di cui fanno parte le realtà che hanno in gestione Porto Burci: Festambiente Vicenza (capofila), Arci Servizio Civile, Circolo Cosmos, Non Dalla Guerra, Arciragazzi, Teatro Amantidi e Legambiente.

La Capitaneria è coadiuvata dalla “Gassa del Porto”, gruppo di lavoro che ha il compito di collegare le attività e gli eventi all’interno di un calendario e di legare le diverse progettualità in un’ottica di “produzione dal basso”. La “gassa”, nota anche come “nodo bolina” o “cappio del bombardiere”, è un nodo ad occhiello che ha il pregio di non essere scorsoio, ma allo stesso tempo non si stringe mai troppo.

Porto Burci è “approdo” e “darsena”, dove le attività diventano laboratorio permanente: Scuola del fare (falegnameria e sartoria), Lavoratorium (immagine e comunicazione), (p)Orto dei Burci (orto sociale), Radio Zappa (web-radio). Porto Burci è “porto di mare”, costantemente in conversazione con altre realtà del territorio: Spritz Letterario, Arturo – Spazio Nadir, Meccano 14, le associazioni delle feste rock di Vicenza (Jamrock Festival, Riviera Folk Festival, Lumen Festival e SpioRock), la Comunità Murialdo Veneto.